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Edoardo, artigiano falegname camuno, insegna i segreti del mestiere ai richiedenti asilo ospiti della Cooperativa K-Pax.

Valle Camonica, marzo 2017, la foto giornalista Michela Taeggi segue per due giorni le attività di formazione, integrazione e vita quotidiana dei richiedenti asilo accolti nel progetto di micro accoglienza diffusa, e ci regala i suoi scatti.

I ragazzi di K-Pax si preparano alla marcia dell’accoglienza e creano degli striscioni con gli slogan da portare. (Fotografie di Gianluca Checchi).

Nausicaa


La vicenda di Nausicaa, presso gli antichi greci, è il simbolo del concetto di ospitalità.

Nausicaa è il nome dato ad un Progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo e promosso dalla Comunità Alloggio Casa Giona in partenariato con la Cooperativa K-Pax Onlus e il Comune di Breno. I destinatari del Progetto Nausicaa sono rifugiato politici o beneficiari di protezione sussidiaria o umanitaria già inseriti nella rete SPRAR.

Il Progetto Nausicaa si pone due obbiettivi:

1 sensibilizzazione della comunità locale al tema del rifugio politico
2 promozione di percorsi di autonomia lavorativa e abitativa per rifugiati politici o beneficiari di protezione sussidiaria o umanitaria

Il primo obbiettivo si intende promuovere tramite incontri pubblici di sensibilizzazione al tema del rifugio politico rivolti alle scuole e alla cittadinanza. Per quanto riguarda la promozione di percorsi di autonomia lavorativa vengono attivate una serie di azioni, dall’aggiornamento del bilancio delle competenze e del Curriculum Vitae all’attivazione di consulenza per la ricerca lavoro. Si utilizza lo strumento della Borsa Lavoro/ Tirocinio Formativo per avviare concretamente l’accesso al mondo del lavoro. L’autonomia abitativa viene promossa tramite lo strumento innovativo dell’Affido familiare- abitativo. Famiglie residenti sul territorio mettono a disposizione uno spazio personale di residenza (una camera) e la propria disponibilità ad assistere il rifugiato nelle normali incombenze quotidiane. Il rifugiato dovrà collaborare con la famiglia nella gestione della casa. Questo modello abitativo supera la dimensione del centro di accoglienza e degli appartamenti riservati, che spesso costituiscono un freno alle relazioni esterne dei rifugiati e beneficiari di protezione. L’affido abitativo inserisce il rifugiato in un contesto relazionale stabile e contribuisce alla sua integrazione nel tessuto sociale più ampio. Il periodo di affido è variabile, al termine del quale le famiglie e i rifugiati potranno proseguire autonomamente il rapporto di reciproca collaborazione ed assistenza. La famiglia riceverà a titolo di copertura delle spese d’affitto un rimborso mensile e generi alimentari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Ultimo aggiornamento 09.11.2012
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