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Valle Camonica, marzo 2017, la foto giornalista Michela Taeggi segue per due giorni le attività di formazione, integrazione e vita quotidiana dei richiedenti asilo accolti nel progetto di micro accoglienza diffusa, e ci regala i suoi scatti.

I ragazzi di K-Pax si preparano alla marcia dell’accoglienza e creano degli striscioni con gli slogan da portare. (Fotografie di Gianluca Checchi).

Marcia dell’accoglienza a Brescia, 21 gennaio 2017 (fotografie di Vania Pedroni)

La città di Eufemia

 

Il progetto dell’ Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovici - onlus prevede la realizzazione di interventi finalizzati alla seconda e terza accoglienza per un numero di 18 beneficiari l’anno.
La definizione numerica di chi potrà beneficiare dell’intervento è direttamente conseguente all’idea di un progetto qualitativamente importante, mirato alla costruzione di percorsi individualizzati ad alta specificità.

La capacità di personalizzare i percorsi di accoglienza per adattarli alla realtà complessa ed eterogenea dei beneficiari è supportata dalla decennale esperienza non solo del soggetto capofila, ma anche dei partner che sostengono il progetto, quale la Cooperativa K-Pax.

Il progetto “ La Città di Eufemia “ si rivolge non solo ai rifugiati o beneficiari di protezione sussidiaria o umanitaria che risiedono sul territorio bresciano, ma interviene a sostegno di territori limitrofi, come la Valle Camonica.

Un intervento strutturato e di ampio respiro che si pone anche l’obbiettivo di creare una rete territoriale che riesca a convogliare risorse e competenze già presenti al fine di dare risposte precise alle esigenze dei beneficiari e contemporaneamente di far crescere nella comunità la capacità di attivare percorsi di inclusione sociale per soggetti in condizioni di marginalità.

I progetto si pone due linee d’intervento: i beneficiari e la comunità. I beneficiari necessitano, in quanto soggetti portatori di diritti individuali riconosciuti (rifugiati o beneficiari di protezione sussidiaria o umanitaria), di un sistema di protezione adeguato ai loro bisogni ma anche di essere ascoltati per divenire risorsa sociale per le nostre comunità. Proprio contro di loro si registrano episodi di indifferenza e intolleranza, proprio verso di loro le nostre comunità registrano processi di chiusura, malessere e insicurezza. Il primo cambiamento che si vuole portare è quello di rendere queste biografie visibili alla comunità e per fare questo è necessario realizzare percorsi di ascolto personalizzati al fine di fare emergere le singole biografie e renderle “ udibili e visibili” alla comunità. Prima di tutto, quindi, la persona e la sua storia. Aspetto rilevante all’interno del progetto è caratterizzato dal percorso di formazione sul tema della mediazione di comunità. La mediazione di comunità è un metodo che guarda alla conciliazione e alla promozione dell’incontro tra cittadini per prevenire o risolvere conflitti sia manifesti che latenti. L’arrivo nel quartiere di nuovi abitanti, di stranieri, di diversi, è un’occasione che può destare immaginari di paura e timore. Per questo la mediazione di comunità, attraverso la stimolazione di relazioni positive con i residenti, è un passaggio che deve essere complementare alla progettazione e all’accompagnamento dei beneficiari.

 

 

 

 

 

 

 

 



Ultimo aggiornamento 02.09.2013
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